La fine dell’era dei bonus aprirà una stagione che rimetterà al centro la qualità industriale e la competenza professionale
Negli ultimi cinque anni il settore delle costruzioni in Italia è stato caratterizzato da una forte crescita, sostenuta in larga parte dalle agevolazioni fiscali straordinarie. Adesso, con la fine del Superbonus e il PNRR che si avvia alla conclusione, il comparto si prepara a un cambio di rotta che ridefinirà le regole della competizione e le priorità d’investimento.
Secondo quanto emerso dal 39° Rapporto Congiunturale e previsionale del CRESME, il 2026 rappresenterà un vero e proprio spartiacque per l’intera filiera. Quella a cui assisteremo nei prossimi mesi sarà quindi una fase di profonda trasformazione.
La fine di un ciclo straordinario
Per comprendere lo scenario del 2026, è necessario guardare ai dati che hanno caratterizzato l’ultimo quadriennio.
Tra il 2021 e il 2024, il settore delle costruzioni è stato trainato quasi interamente dagli interventi di riqualificazione residenziale e dal meccanismo della cessione del credito. Questa crescita intensa, concentrata nel tempo, ha inevitabilmente alterato i normali equilibri tra domanda, offerta e capacità produttiva.
La fine definitiva del Superbonus e la riduzione delle aliquote per i bonus ordinari ma confermate le due agevolazioni cardine:
– il bonus ristrutturazioni (art. 16-bis del TUIR), con detrazione al 50% per la prima casa e al 36% sulle altre;
– l’ecobonus per interventi di efficienza energetica (art. 14 del DL 63/2013) con detrazione al 50% per la prima casa e al 36% sulle altre, porteranno il mercato verso livelli più fisiologici.
Un altra misura che viene presa poco in considerazione è il Conto Termico 3.0 un incentivo pensato per il 2026 soprattutto per le attività e imprese, ma che ha confermato la possibilità anche per i privati di poter sostituire la vecchia caldaia standard con generatori di calore rinnovabili, arrivando anche ad un ritorno monetario del 100%.
Secondo le stime del CRESME, il comparto del recupero edilizio potrebbe registrare una contrazione significativa rispetto ai picchi recenti, con riduzioni che in alcuni segmenti raggiungono il 25%. Non si tratta di una crisi improvvisa, ma della chiusura di una fase eccezionale. Un ritorno a una dimensione più stabile, in cui la programmazione e la qualità degli interventi tornano a essere centrali.
Opere pubbliche e PNRR: il nuovo baricentro degli investimenti
A compensare la frenata del residenziale privato sarà il ruolo delle opere pubbliche. Il Rapporto Congiunturale evidenza che il 2025 ha registrato investimenti in opere pubbliche pari a circa 82 miliardi di euro, un dato assai vicino al valore del mercato della manutenzione straordinaria, che ha raggiunto quota 84 miliardi. Nonostante la fine del PNRR, prevista per il 31 agosto 2026, le analisi del CRESME sottolineano che i lavori pubblici sembrano destinati a diventare il principale comparto delle costruzioni. Il mercato che si sta delineando richiederà quindi una diversa capacità di adattamento.
Questo spostamento dell’asse degli investimenti, dal privato al pubblico, implica infatti un cambiamento importante per le imprese: cantieri di maggiore scala, complessità tecnica più elevata, requisiti stringenti in termini di organizzazione, competenze e affidabilità.
Da dove ripartire: competenza e qualità
Uno dei punti più significativi del Rapporto CRESME riguarda la natura della competizione. Negli anni dell’emergenza pandemica, la velocità di esecuzione e la disponibilità di manodopera hanno spesso prevalso su altri fattori. Nel nuovo scenario, la selezione avverrà su basi diverse. A fare la differenza saranno la capacità tecnica, l’innovazione dei materiali e l’affidabilità dei sistemi. Le aziende saranno chiamate a confrontarsi su un terreno che premia soluzioni durevoli, certificate e conformi alle nuove esigenze del mercato, che è adesso orientato alla sostenibilità e all’abbattimento dei consumi energetici.
La sfida della transizione ecologica
La fine degli incentivi nazionali non arresta il processo di riqualificazione del patrimonio edilizio. Al contrario, lo inserisce in una cornice più ampia, guidata dalla normativa europea. La Direttiva EPBD, nota come “Case Green”, impone obiettivi stringenti in termini di efficienza energetica entro il 2030 e il 2035.
I dati CRESME confermano che il fabbisogno di interventi sul costruito italiano rimane strutturale. La sfida per quest’anno sarà trovare nuovi modelli finanziari e tecnologie costruttive capaci di favorire gli interventi anche in assenza di sussidi straordinari.
Il mercato si sposterà progressivamente verso la rigenerazione urbana e l’adeguamento sismico, ambiti che richiedono un approccio integrato, competenze specialistiche e una visione di lungo periodo.
Il 2026 rappresenta una fase di transizione necessaria. Il mercato delle costruzioni non si ferma: evolve. In questo, la capacità di interpretare correttamente i nuovi equilibri sarà determinante per affrontare con consapevolezza il futuro del settore.
Articolo sul blog Tradimalt.
